L'omino buffo dice di se:

Utente: CircoStanziale
Nasco imbecille e vado avanti così. Ebbi i Natali (e anche le Pasque) a Firenze, ivi crebbi. Al momento inseguo porci e bestievarie vicino Bologna. Dovrei diventare veterinario. Forse. Per ora mi limito ad esser Parco, di Divertimenti.

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lunedì, 31 luglio 2006

L'afa miglia

Bloccato a Bologna dai tirocini non posso tornare a casa. Come Maometto non può andare alla montagna, così io non posso raggiungere la famiglia. È così che avviene il contrario.

Con mobilitazione dei potenti mezzi di cui disponiamo i miei genitori, nonchè mia sorella e il suo ragazzo, hanno passato un weekend a casa mia.

Io mi sono premurato di organizzargli quacosa di interessante da fare. Per cui iniziamo con una cena in un ristorantino sui colli, a base di piatti tipici. Quello che merita particolare menzione non è assolutamente il cibo, sebbene sia stato di livello, quanto gli avventori del locale in cui ho portato i miei.

Il nostro tavolo è vicino alla finestra, sulla terrazzina si danno alle libagioni un tabagista rasta accompagnato da una signora che sembra un quadro di Dalì. Non è tanto la maglietta a colori sgargianti, quanto le sopracciglia dipinte con un litro di lucido da scarpe e il taglio di capelli con codino sbarazzino ad attirare l'attenzione.
Al tavolo a fianco, invece, un panciuto signore tiene gli occhiali da sole anche se sono le dieci di sera. Probabilmente per evitare che il vistosissimo parrucchino con un moderno taglio alla beatles svolazzi troppo, rapito dalle folate di corrente.
Dal mio punto di osservazione fatico a distogliere lo sguardo dalle mammelle di una avventrice dall'altro lato della sala. Il loro lento e morbido rimbalzare mi ipnotizza. E la canottierina che indossa non fa altro che esaltare l'attrattiva di quel décolleté. Solo quando mi infervoro un po' nel discorso relativo al mio giudizio sui tirocini e sulle cose che ho visto in questi giorni riesco a guardare mio padre e non dritto davanti a me.

Con la pancia bella piena ci concediamo una fumatina dopo cena, nella piazzetta del paesello. Mio padre per festeggiare mi offre un sigaro. Fumo di gusto, non credevo che l'evento fosse tanto importante.

Tornati a casa distribuisco i letti e, mentre a turno ci dedichiamo alle abluzioni preparatorie al sonno, mia madre e mia sorella si sfidano alla playstation ad un gioco di botte. Sfido chiunque a trovare una mamma simile. Mio padre mi spulcia il PC e gli occhi gli brillano un po' quando vede alcuni nomi degli artisti che compongono la mia nutrita playlist. Si è portato via tre CD di mp3 e temo che la sua fame di musica non sia stata del tutto soddisfatta.

Poi si dorme, a quanto pare la distribuzione dei letti è andata bene.

La mattina successiva mi alzo e preparo il caffè, il ragazzo di mia sorella compra le paste. Siamo tutti in piedi alle 11 e dobbiamo andare al fiume.
Da noi la calma è sacra. Facciamo colazione, ci laviamo, ci vestiamo, prepariamo tutto. Insomma, usciamo di casa che sono le 13. In un'oretta di viaggio e quattro fermate ce la caviamo. Di solito ci si mettono venticinque minuti senza stop ad arrivare al fiume. Infatti scendo dalla macchina un po' ingrugnito, pare che ci sia un bel po' di gente.

Invece, oltre al livello dell'acqua più basso di un mezzometro, becchiamo sul posto solo un paio di signore in topless che mi fanno passare l'appetito. E anche la poesia. Ma per fortuna sono lontane e sono solo due.
Tempo dieci minuti e siamo operativi. Lettore CD con casse che mischia la propria musica ai suoni della natura, tre giornali di cui due sportivi, due settimane enigmistiche, sudoku elettronico, palmare lettore di mp3, acquabirrapaninicoca. Manca che passi il coccobello e sembrerebbe di stare in riviera.
Ci schizziamo un po', prendiamo il sole, si fanno due chiacchiere, qualcuno dormicchia, qualcun'altro fa il bagno, io cerco di rilassarmi.
Alla fine passiamo un piacevole pomeriggio di sole che doveva essere invece di pioggia, previsioni alla mano.

Per rinfrancare lo spirito dalla giornata impegnativa ci prendiamo un gelatino in riva al laghetto sotto casa. Goduto.
Poi i miei se ne vanno, mio padre deve incontrare qualcuno qui in zona. Mia sorella e il suo ragazzo li seguono dopo poco. E io resto solo in casa.

Mi mancano di già e mi rendo conto di non averli considerati come avrei voluto, di non aver parlato con loro a sufficienza, di non aver fatto sufficiente scorta di coccole.
Ma cercano giocatori per una sessione di D&D in chat, e non c'è niente di meglio per distogliere i pensieri. Mi tocca sempre un barbaro, idiota...e minotauro.

È incredibile come riesca sempre a trovare il modo di aver le corna, anche senza ragazza!


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venerdì, 28 luglio 2006

All'ultimo treno forse perso

La Vedova Bianca

C'è qualcosa dentro di me
Che è sbagliato
E non ha limiti
E c'è qualcosa dentro di te
Che è sbagliato
E ci rende simili

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà

Nel tuo letto la novità
E' fare a pezzi l'anima
Ma la violenza della stabilità
E' un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dai demoni
E c'è qualcosa che è dentro di noi
Che è sbagliato e ci rende simili

Un bacio sporco sa
Come un milione di anime
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà

So che puoi
Gettarmi via
Ma ciò che vuoi
Lo voglio anch'io
E' troppo, troppo presto
E' male
Le tue labbra sono nude
Sai che è solo il tempo
A rivelare la stagione

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
Un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini
E tu hai qualcosa dentro di te
Che è sbagliato e ci rende simili

C'è qualcosa di nuovo per te
E' sbagliato perché non ha limiti
E anche tu hai qualcosa per me
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili

(Afterhours)


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giovedì, 27 luglio 2006

Il mio ultimo Personaggio

Pisenlov, mi chiamo così e pratico il Verbo dell’Amore Cosmico.
Sono cresciuto a Wiidstick, nella comunità degli elfi di Frik’ton circonfuso di Amore e di Pace.
Le amorevoli cure degli elfi hanno fatto si che io crescessi sano e robusto, grazie ad una dieta completamente priva dei vizi della carne e degli alcolici e a tanto esercizio fisico. Allenamenti tutti i giorni e pasti vegetariani. Un toccasana. Ovviamente anche l’esercizio spirituale non è mancato. Ho un compito da svolgere, io.
Devo redimere la figura di mio padre ed espiare il male che ha fatto. Perché lui è un barbaro e ammazza le persone. O meglio, era.
Per capire la mia storia devo raccontarvi quella di mio padre, perché sono strettamente legate tra loro.
Lui è un nano delle montagne rocciose di Vath Ehl Ap’ Pesk e fin da ragazzo fu instradato verso il Male e la Devastazione da quella gente malvagia e potatrice di morte che lo ha addestrato ad uccidere. Si facevano chiamare i Sinunmori Taccid’Ih ed erano conosciuti come la più feroce banda di mercenari del sud.
Per entrare nella banda si doveva superare un violento rituale di ammissione, portando al capo le teste di tre individui indicati da lui. A quel punto potevi essere ammesso nelle fila del gruppo. Una volta arruolato ti affiancavano ad un membro più alto in grado che ti avrebbe accompagnato per tutta la vita, dell’uno o dell’altro. In quella banda infatti si moriva abbastanza alla svelta. Ma non mio padre e Donvit, il suo compare. In poco tempo furono infatti l’unica coppia che riuscì a restare unita per più di sei mesi. Diventarono i preferiti del Capo che li elesse suoi Pich’Oth’, le guardie del corpo personali.
Tra mio padre e Donvit si creò quel legame di profonda amicizia che unisce due persone che se la sono vista brutta e che si sono salvati vicendevolmente la vita una quantità innumerevole di volte. Erano più che fratelli. Se non che, un giorno che mio padre si radeva le sopracciglia (come era uso della banda, per aumentare la loro espressione di cattiveria) e Donvit gli reggeva lo specchio, a mio padre scivolò di mano il rasoio che colpì in pieno collo il suo amico, uccidendolo tra atroci sofferenze in una lunga agonia da dissanguamento.
Mio padre ebbe una profonda crisi di coscienza nonostante i ripetuti tentativi di Jennahr Cor Leho’n, il capo, di convincerlo che si trattava solo di un errore.
Fuggì dalla banda e vagò senza meta per anni, finché non fu accolto nella comune che mi ha allevato. Venne curato dalle ferite che si era procurato nel suo vagabondare, nutrito e spiritualmente risollevato. Gli furono insegnate le giuste dottrine della Pace e dell’Amore e, soprattutto della seconda, si fece portatore.
Addirittura divenne un insegnante per le giovani reclute e il fatto che fosse un nano lo rendeva assai attraente agli occhi delle giovani elfe che frequentavano il suo corso.
Tra di esse c’era anche mia madre che fece proprie le parole di mio padre sull’Amore ed iniziò a professare la retta fede dell’Amore Libero proprio con lui. Dalla loro unione nacqui io.
Vissi allevato da mia madre e da tutti gli elfi della comunità come se fossi figlio di tutti. Ognuno di loro aveva per me le amorevoli cure di un genitore e i più anziani mi elargivano dolci consigli da nonni. Crescevo robusto, forte e nella piena Luce della Pace e dell’Amore.
Avevo sei anni quando mio padre mi raccontò la sua storia e all’epoca mi parve di notare un barlume di nostalgia nei suoi occhi. Infatti mi instradò subito all’arte della guerra, per farmi capire cosa dovevo combattere, diceva lui.
Via via che crescevo iniziavo ad accorgermi però anche delle cose che stanno dietro il comune essere dei corpi terreni. Mia madre continuava la libera professione del suo Libero Amore, mio padre iniziava a mostrare quegli aspetti che successivamente mi dissero essere manifestazioni di Gelosia, insana abitudine di chi non conosce il Verbo. Ebbene, decisi che mai in vita mia sarei stato geloso perché quel sentimento malvagio costrinse mio padre ad un’azione ignobile. Uccise mia madre in uno scatto d’ira provocato dal suo professare il Libero Amore col vecchio druido a capo della comune.
Per questo abominio fu allontanato per sempre da quel luogo di Pace e Amore e, come supplizio aggiuntivo, mi impedirono di andare con lui, cosa che lui avrebbe voluto con tutte le sue forze.
Io crebbi con l’idea continua di dover rimediare agli errori di mio padre, così forgiai il mio fisico secondo i suoi insegnamenti per sopravvivere alle avversità del mondo esterno, studicchiai i rudimenti per professare il Verbo per il mondo e partii dalla comune con lo scopo preciso di portare Pace e Amore ovunque andassi e, ove possibile, rimediare agli errori che mio padre commise in gioventù.

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martedì, 25 luglio 2006

La dura legge del goal

C'è un pastore tedesco, che si è staccato dai fluidi e perde sangue dal tubicino che gli esce dal braccio e mi guarda con occhi compassionevoli e la lingua di fuori. E ci sono io, sempre più lontano, che faccio di tutto per arrivare verso quel maledetto cannello senza riuscire a raggiungerlo e dentro di me so che se non fermo tutto, quel cane morirà. Ho la responsabilità di una vita. E non sto facendo il mio dovere.
Poi ci sono io, seduto sul letto, grondante di sudore. Il ventilatore in un angolo spernacchia. Sono immerso nell'afa di camera mia. È stato un incubo. I tirocini iniziano a farmi male.
Mi ributto nel letto, sperando di riuscire a dormire quelle orette che mancano al mio risposo. Buio.

Verso le 9.30 riemergo dal nulla, vado in cucina a bere un sorso di acqua fresca, saluto il coinquilino che torna dal turno di notte e mi rifiondo nel letto. Sono ancora incapace di intendere e di volere. Buio ancora. Il fiume e il caldo mi hanno spompato.

Suonano, suonano. Chi è che rompe i coglioni? Suonano ancora. E non sto sognando. Il trillo del campanello è di quelli che preannunciano qualcuno incazzato dall'altra parte. Vado ad aprire. È la ragazza del coinquilino. Sale. Litiga dieci minuti con lui e va a mangiare al bar. Io guardo l'orologio. Cazzo, sono le due. Ma non ho fame. Cazzeggio su internet, faccio la scheda di un personaggio di D&D (ne faccio molti di giochi di ruolo) e sono ancora spento, completamente scarico.

Passo il pomeriggio al PC a cercare di finire la scheda del personaggio e a chiacchierare in toni più o meno diversi su MSN. Poi arriva l'ora.

Preparo la borsa rifacendo mentalmente ad ogni cosa che ci metto la lista delle cose che devo portarmi dietro. Mi vesto da battaglia. Mentre lego le scarpe sento le trombe di una marcia bellica che mi strombazzano nelle orecchie. Pronto. Adesso si parte.
Salgo in motorino, piazzo la borsa e parto. La strada mi scorre sotto le ruote, nella mia mente faccio numeri da Circo col pallone. Mi sa che è un sogno pure questo. Arrivo al campo, mi riscaldo e siamo pronti. Le squadre sono state fatte un po' così, rapidamente. Ma quel che conta è divertirsi.

Non corro, non riesco a capire dove stare e ogni cinque minuti cambia il portiere. La palla gira e io non so che uomo marcare. Pascolo in mezzo al campo, ma così non mi va. Cerco di prendere la mia posizione naturale, qualcuno saggiamente mi sostituisce. In difesa ho proprio capito che non ci so stare.
La partita prosegue in parità. Segnano loro, noi pareggiamo. Andiamo in vantaggio, loro ci riprendono. Sono in porta. Loro attaccano. Ma sono piazzato bene. Blocco il tiro e vedo l'attaccante abbastanza libero. Ci provo. Gli lancio la palla in modo che rimbalzi davanti a lui scavalcando lui e il difensore che gli andrà addosso. E così è. L'attaccante si libera del difensore e scarica in rete. Siamo in vantaggio. Esco dai pali. Senza infamia e senza lode faccio il mio dovere. Forse un po' troppo permissivo. Pareggiano ancora. Poi mi sgancio sulla fascia, la sinistra, non la mia. Mi danno palla, ho bruciato sullo scatto i difensori. Mi allungo un po' la palla, temo che il portiere esca. Ma resta fra i pali. Ho la palla sul sinistro, non il mio piede. Se tiro forte rischio di mandarla a Pianoro. Provo a coordinarmi e colpisco di collo, ma piano. La loffa scaturita dal mio piede ballonzola in mezzo all'area. Il portiere si aspettava un tiro più forte ed è già in terra, tuffato da un pezzo. Ridanciano il mio tiro prosegue nel suo caracollare verso la porta, guarda il portiere e gli spernacchia una mano da dieci centimetri, poi sviene a fil di palo. Ma dalla parte giusta. Ho segnato!

Alla fine abbiamo perso, ma ci siamo rifatti a cena. In nove su quattordici eravamo a chiaccehirare, mangiare e bere. Mi sono divertito proprio. Lo dico piano piano, ma è un ottimo periodo della mia vita, in barba al bioritmo di yahoo che mi dà per spacciato in questi giorni.

Adesso mi aspetta il letto, domani la sveglia spernacchierà alle 7. Ma anche stasera ci entro soddisfatto.

Mi piacerebbe, se potessi, essere contagioso.


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lunedì, 24 luglio 2006

Sillaro Symphonies

Oggi sono stato tutto il giorno al fiume con una collega tirocinante.
Ci siamo arrivati poco prima di pranzo, in mezzo alla sola natura, senza nessuno intorno. Solo gli uccellini e uno sparuto aereoplano osavano interrompere il rumore della cascatella.
Abbiamo gonfiato il materassino, abbiamo piazzato i nostri asciugamani al sole e abbiamo pranzato. Parole crociate e, appena possibile, siamo finiti a cavallo del materassino in giro per la pozza. Schizzi, navigazione spicciola e chiacchiere allegre tutto il giorno. Era un pezzo che non stavo così tranquillo.

Verso le quattro del pomeriggio, tra l'altro, col sole che si era un po' intiepidito, una brezzolina leggera che mi accarezzava addosso, la lieve corrente della pozza che cullava il materassino in giro e soprattutto la stanchezza dovuta ad una notte insonne a guardare un cavallo chiuso in un box (senza pubblicità) hanno fatto si che una decina di minuti me li dormissi saporitamente, mentre naufragavamo.

Attorno a noi c'era un sacco di gente, ma alla fine abbiamo fatto come se fossimo gli indiscussi padroni del posto. Effettivamente mi sentivo come se avessero tutti invaso una mia conquista, d'altronde noi eravamo arrivati per primi!

All'alba delle 19.30, dopo otto ore ininterrotte di fiume ed essendo rimasti nuovamente soli, abbiamo deciso di tornare verso casa.
Sono entrato, ho appoggiato la roba un attimo in camera, ho cenato e navigato un po' sul web. Poi mi sono detto, verso le 21.15, mi butto una ventina di minuti a letto prima di fare la doccia.

Ne sono sceso dieci minuti fa, all'una meno un quarto, ancora tutto rosso come un peperone e la pelle che tira e implora di essere unta con una cremina idratante.

Così stanco e così soddisfatto di una giornata era tanto che non lo ero. Oggi, per la prima volta dopo un po', mi sono sentito nuovamente in vacanza...


Postilla delle 1.37 Zenith CircoMputer, Big Ostery
Dai rubinetti dell'acqua, quella fredda esce fumante. Il termometro della banca sotto casa segnala 29 °C all'una e mezza di notte. Il mio ventilatore più di così non riesce a fare. In camera mia, non so perchè, non circola un filo d'aria. Non ho spiccioli per comprare le sigarette. Voglio tornare al fiume, chissenefotte delle zanzare e dei tafani...

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categorie: circovision, appartamento - vita da, fuckolta, soddisf-azioni
venerdì, 21 luglio 2006

Come ti risolvo la serata

Come scritto in un commento al post precedente, le botte di culo lastminute arrivano.
Stavo facendo due chiacchiere un po' scocciate per l'andazzo della giornata su MSN, quando squilla il cellulare. Suoneria dedicata al gruppo del coinquiliname. Stai a vedere che mi chiedono di preparargli qualcosa da mangiare adesso, a mezzanotte e dieci. E invece il deus ex machina.

L'ospite che avremo in casa per due o tre giorni non ha voglia di andare a letto, loro erano propensi per andare a fare un giro in un locale all'aperto in zona, ho forse voglia di andare con loro?
Accetto di corsa e in un battibaleno sono pronto per uscire. Al segnale convenuto esco e salgo in macchina.

Prima di andare dove dobbiamo facciamo un salto in fuckoltà a trovare il coinquilino dottorando (più giovane di me di un anno, vaccaboia) e a far smaltire la loro sbornia (aperitivo lungo all'ARCI). Io ne approfitto per vedere come va la situazione. Sono ignorante, ma responsabile.
Dopo i saluti e le due battute di rito ci dirigiamo verso il locale prefissato.

Rapida occhiata alla fauna e corsa al bar. Un cubalibre, un gintonic e un mohjito per me (che ho voglia di roba fresca). Il mohjito non lo fanno più, mi risponde il barmano che sta finendo di schiacciare la menta. Alzo un sopracciglio e chiedo: e quello? È l'ultimo, fa lui. Ah beh. Allora fammi un gintonic anche a me.
Sto ancora cercando di capire il perchè di quel rifiuto. Sarà che c'era una promozione per cui il mohjito costava meno? Sarà perchè a pelle sto sul culo al barmano? Sarà che ho su la maglietta col 33 sulla schiena e al posto del nome (come le maglie dei calciatori) ho scritto "GESÙ"? Boh.
Torniamo all'aperto e scrutiamo coi nostri scandagli tra la gente che gira. Purtoppo ci son parecchi uomini e poche donne. Mettiamoci a sedere ad un tavolino che è meglio.
Siamo li che ci sorbiamo i nostri bei cocktails alle prese col singhiozzo del coinquilino quando ci avvicina una tipa. Si ferma a chiedere una canna al coinquilino che ha effettivamente la faccia un po' sociale e l'occhio un po' fattone, pur essendo di altra pasta. Non ne abbiamo, ma se vuole può mettersi a fare delle chiacchiere con noi.

Beh, siamo stati l'intera serata a disquisire con Anna, il nome della tipa, di argomeni vari ed eventuali, dalla musica alla grafica, alla società, alla politica. Ne è emersa la classica diciannovenne che vuol stare fuori dal coro. Fra tutte quelle voci soliste secondo me fanno un gran casino e basta e finiscono tutti per cantare la stessa nenia, ma chissenenfrega, il ritmo della conversazione è sufficientemente brillante e stasera sono nello stato d'animo giusto per divertirmi. Ed infatti è così che è andata.

Non ho bevuto birra, ma va bene lo stesso. Son stato all'aria fresca, anche troppo fresca. Le zanzare non mi hanno punto, ma me ne farò una ragione. Le mie chiacchiere le ho fatte, anche se un po' sconnesse e saltando di palo in frasca e a bassa voce perchè comunque i digeis tenevano volumi accettabili. Non ho trovato coda al bar, ma ne sono quasi contento. Non ho raccontato le mie disgrazie alla tipa, ma ho avuto modo di farlo durante il tragitto verso il locale. Ma soprattutto ho visto un po' di umanità.

Adesso son contento e melatoninizzato. Inizio ad avere sufficientemente sonno ed andrò verso il letto.

Però ci entro da contento.


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giovedì, 20 luglio 2006

Cheppalle...

Ecco. Stasera è una di quelle sere che non trovi nessuno con cui uscire nemmeno se telefoni a tutta la tua rubrica.

Ho passato una giornata mediamente faticosa ed impegnativa in ospedale. Ho avuto una sessione di miciomachia in cui ne sono uscito vincitore, ma con notevoli perdite. Il gatto non aveva granchè voglia di farsi fare un'iniezione e me lo ha notificato lasciandomi il segno di tre dei suoi quattro unghielli sul collo. L'altro gatto (che è grosso come una lince) ha invece infierito sulle braccia e sulla mano mentre lo tenevo fermo per far lavorare il dottorando che lo doveva cateterizzare. In compenso il mezzo quintale di cane che si sta gonfiando a vista d'occhio doveva essere spostato ogni tre ore e la cosa non gli garbava poi tanto, visto che ha tentato di azzannare un po' chiunque.
Tra le altre cose oggi avevano aperto le scuole differenziali e i più imbranati e lenti del mondo erano a tirocinare con me. Ovviamente più che rendersi utili hanno rischiato di fare più danni della grandine e intralciavano non poco le operazioni. Non voglio entrare in dettagli, ma vi basti sapere che l'apoteosi è stata la domanda di una dei due: "Ma l'acqua da bere con la siringa da 60 ml a Mordicchio, gliela devo dare per bocca?"
Vabbene aver paura di sbagliare, ma per me qui s'esagera.
(Detto per inciso la persona in questione è laureata. E a quel che si dice con una tesi che mi chiedo come possa non essere causa del suo pubblico scherno. Se le mie fonti sono giuste l'argomento di tesi era il sesso delle cozze...vabbeh, da gente così ci si può aspettare questo e altro, temo.)

Nonostante la stanchezza quindi ero piuttosto propenso per uscire da queste quattro mura in cui son confinato da un po' ad eccezione dei turni di tirocinio, ma ovviamente le poche persone che avevo voglia di vedere stasera sono tutte impegnate: c'è chi dopo il calcetto andrà a svenire nel letto, chi ha gente a cena e chi si trova momentaneamente molto fuori città. Gli altri sono irraggiungibili, manco a dirlo.
E io invece avevo voglia di birra, di aria fresca, di punture di zanzare, di chiacchiere ad alta voce perchè quattro cretini sul palco fanno troppo casino con le loro nenie rock, di venire spintonato mentre sono in coda per procacciarmi da bere, di raccontare le mie disgrazie ed ascoltare quelle degli amici. Di vedere un po' di umanità. Tutti questi animali hanno iniziato a stufarmi.
Finirà che quindi resterò in casa davanti al PC (perchè dietro non si vede nulla) a prendermi un palliativo delle libertà che volevo, appiccicato a MSN.
Berrò acqua, aprirò tutte le finestre, non mi farò la doccia sì da essere preso di mira dalle zanzare, pigierò i tasti un po' più forte con la musica accesa, mi lancerò di spalla sui muri del corridoio, farò delle chiacchiere virtuali con qualcuno. Vedrò l'umanita filtrata dal PC...

E domani, ancora animali...


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Yin e Yan

Le due facce della medaglia di una giornata lunga e strana.
Mi sveglio alle 5 o poco più dopo essermi inumato nel letto verso le tre (cosa che tra l'altro rischo di fare anche stanotte), direzione Borgo di Tossignano e il Santerno. Oggi si va a pesca. O meglio, a guardare pescare. Perchè finchè non mi faccio la licenza di pesca non mi azzardo nemmeno a prendere la canna in mano.
Ci vuole un po' per incominciare a connettere. Alle 5 del mattino siamo tutti un po' animali eterotermi, finchè non arriva qualche sputazzo di sole a riscaldarci si fa fatica a carburare.
Dopo una mezz'oretta o poco più giungiamo in loco. Ancora intontiti dal freddo proviamo a metterci in un bel posto, ma la corrente è troppo forte e i pesci non abboccano. Una signora passa e sogghigna al vedere il coinquilino che tiene sette metri di canna e il sottoscritto che lo guarda imbacuccato nel giubbotto di jeans e arrotolato come un cannellone nel plaid.
Alle sette del mattino o poco più, passa dalle nostre parti un autoctono. Ci azzardiamo a chiedere informazioni riguardo un buon posto per la pesca. L'anziano signore deambulante, probabilmente sottrattosi con l'astuzia alle amorevoli cure di una badante rumena, molto probabilmente al limite tra l'intendere e il volere, ci guarda inebetito per dieci secondi, come se non conoscesse l'esistenza della pratica della pesca, boffonchia qualcosa a riguardo e se ne va.
Decidiamo per seguire la corrente del fiume e andarcene più a valle, sotto alla diga, sotto al ponte, sotto, insomma.
Prendiamo la macchina e ci incamminiamo verso questa stretta strada che costeggia il fiume. Solo dopo aver parcheggiato ci rendiamo conto che ci siamo fatti un buon mezzo chilometro di pista ciclabile.
Coi vermi e tutto il resto dell'armamentario in mano ci dirigiamo verso l'argine, popolato da germani reali, oche duchesse, papere serve andando a rimpinguare la fauna volatile. A noi tocca fare "i piccioni" come si dice a Firenze.
Non menziono gli intrecci di filo con le fresche frasche, nè la scarsa voracità dei pesci del Santerno, si sappia solo che dopo una mezz'ora ci si sposta ancora. A piedi. Si va a pescare nella pozza subito sotto una cascatella. Anche qui tiriamo su solo alborelle o poco più. Mentre il coinquilino smadonna in vari idiomi e dialetti perchè non abbocca un tubo di interessante, io gli rapisco la macchina fotografica e documento il luogo. Forse un paio di foto mi sono anche venute bene.
Perlustro la zona un altro po' fno a trovare un posticino tranquillo che forse fa al caso nostro. Nel mentre incontro una signora che prima mi guarda in cagnesco, poi mi sorride tutta eccitata quando le auguro la buona giornata. Nel tornare indietro ne becco un'altra, con cane al seguito. Mi interesso immediatamente al cane che senza troppi indugi viene da me a farsi coccolare. La sciura rimane interdetta: "È che non ci fa mica simpatia tutti a lui" io sono lusingato ancor di più dall'onore che il salsicciometiccio mi concede, incremento le coccole mentre spiego alla sciura che io c'ho i trucchi del mestiere e lei me lo dice che si, perchè loro lo sentono chi ci piacciono le bestie e chi no. Cazzo, penso io, son tutti veterinari al mondo. Ossequio la signora e il cane e torno a far rapporto al pescator dell'onde che ormai tra barbi e cavedani avrà preso una ventina di pesci, se pesati tutti insieme si fa fatica a far mezzochilo.
Lo convinco ad andare a perlustrare un po' per fare una pausa e ad andare a vedere se il luogo da me trovato può fare al caso nostro. Torna e disfa tutto di nuovo. Terzo ed ultimo trasloco.
I pesci sembrano un po' meno riottosi e più affamati, si vede che da quelle parti non è riuscita ad arrivare la pastura che abbiamo lanciato barbaramente un chilometro più a monte. Passa un signore che mi sente parlare al telefono. Poi arguisce che siamo toscani dalla canna e ci indica il laghetto delle meraviglie un po' più a valle con le magiche carpe da sei-ottochili o poco più, poi se ne va.
Visto che non si prendono pesci di rilievo, io dormichio.
Ridi e scherza si fa l'una e torniamo verso casa. L'interessante mattinata si conclude con un po' di sole preso, un'ora di dormita saporita in riva al fiume, zero prede nel carniere, ma con tanta tranquillità.

Pranzo un po' di corsa perchè ho i minuti contati e mi fiondo in facoltà senza ritirare le 20.000 dal via.
Come arrivo vengo accalappiato per un lavoro di estremo concetto: prendere un cane di mezzo quintale e montarlo su una barella stando attento, è aggressivo. Mentre mi accingo a prendere il necessario per staccarlo dai fluidi una brutta scena mi rovina il pomeriggio. Cerco di glissare e vado avanti.
Con molto aiuto da parte del dottorando ce la facciamo, portiamo la belva immonda in un ambulatorio, gli facciamo barba e capelli e ce lo portiamo in sala ecografie.
Di cos'ha dentro non abbiamo capito un tubo nessuno, nemmeno il Prof. In compenso si sospetta shock settico e morte futura a breve termine. Per deciderlo ci hanno messo due ore e diciassette minuti di discussione.
Ormai le dinamiche dell'ospedale credo di averle rese ben note. Oggi ero con tre donnucce che insieme sono tremende. Tra l'altro i caffè presi nell'arco della giornata non hanno fatto granchè effetto e inizio ad accusare la stanchezza.
Preferisco ricordare la prima parte della giornata, nonostante prima di tornare a casa abbia scoperto un discreto risultato ad un esame dato il mese scorso. Viva la tempestività.
Adesso, prima di svenire tra la lettera D e la K della tastiera, vado a letto.

Buonanotte miei piccoli lettori.

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mercoledì, 19 luglio 2006

Inquieto

Stanotte sono inquieto, iperattivo. Provo come per il nonsense a scrivere di getto, senza star troppo a riflettere sulle parole da usare, senza cercare frasi ad effetto, senza fermarmi.
E forse proprio perchè sono inquieto la cosa non mi riesce facile. Sono frasi più corte, non riesco a seguire il filo dei miei pensieri che si ferma prima. Sarà che i miei pensieri sono un gomitolo attorcigliato e allora devo prenderli uno per uno e tagliare lì dove viene, perchè sono annodati troppo stretti e non riesco a rendeli fluidi.
Infatti sto ancora costruendo tutto quanto, non sono ancora libero di far scorrere le dita sulla tastiera senza meta, come invece preferirei fare.
E visto che andare di palo in frasca stasera non mi viene vado avanti cercando di mettere ordine, mettendo uno accanto all'altro i fili, dal più lungo al più corto.
Banalità, la giornata di tirocinio è stata normale. Mordicchio puzza sempre più di piscio, ma non ci si può far niente. Ci sono nuovi ricoverati che hanno preso il posto di alcuni dimessi. Normale omeostasi da ospedale. Devi riempire il letto che si libera se vuoi far pari con le spese e magari guadagnarci un po'.
Domani vado a pescare...anzi, a dirla tutta parto fra tre ore o anche meno. Mi passo la mattinata in riva al fiume col coinquilino, lui pesca e io leggo o scrivo. Devo inventarmi dei personaggi per un'avventura di Vampiri (l'ho mai scritto prima che gioco di ruolo?).
Intanto tutto quello che faccio stasera mi pare assai effimero. Ho come l'impressione di essere occupatissimo a perdere il mio tempo. Probabilmente sono i primi morsi della coscienza che torna alla ribalta e che mi sprona ad iniziare a studiare per un nuovo esame.
Ho ripreso la melatonina. Stasera prima pillola a rilascio rapido (ma queste pillole sono a doppio strato, c'è anche il rilascio lento...mah...vediamo che ne viene fuori). Per ora non fa effetto, ma non pongo limiti alla provvidenza.
Avrei preferito essere più sagace o più "personale" stasera, ma mi rendo conto che invece parlo solo del più e del meno, di piccoli eventi del quotidiano vivere che impegnano le mie povere cellule nervose.
Cheppalle.
Tra l'altro ho dato un drastico cambio alla colonna sonora della mia vita. Tolti Moltheni e gli Afterhours mi dedico a roba un po' meno concettuale, o più dolce o più aggressiva: Muse, Subsonica, Radiohead, Imogen Heap e Feist. Probabilmente fra tre giorni passerò alla classica di nuovo, o a del sano Jazz.
Mi manca un'identità musicale...è un problema?
Ed ecco che adesso, da nulla, affiorano le mie milleuna personalità, o meglio, il pensiero di esse. Un personaggio per ogni occasione. Uno Nessuno e Centomila me. Dovrò rileggermi Pirandello. Ma prima devo finire Coe. Vabbeh...torno al discorso un po' più concreto.
Un me per ogni occasione dicevo: a seconda della gente con cui mi trovo, a seconda dello stato d'animo preponderante, a seconda dell'ambiente ho atteggiamenti diversi fra loro anche se difficilmente in contrasto l'uno con l'altro.
Capita anche a voi?
Mi sono sempre ritenuto uno snob (di fondo) perchè attuo una selezione ferrea e rigidissima sulla gente che mi voglio intorno. Migliaia di filtri appiccicati l'uno all'altro che tolgo e metto a seconda di chi interloquisce con me.
Per cui finisce che quando sono con gente più brillante di me, o che per lo meno ama molto più la ribalta di me, mi faccio da parte, divento piccolo piccolo e mi sfogo facendo peoplewatching in silenzio. Se invece la gente lo permette e lo stato d'animo è adatto, mi invento cabarettista.
Mi sbottono poco, da vivo. Meno male che c'è il blog.
A tutte queste cose ha iniziato a farmici pensare ieri sera un'amica, su MSN.
Nel caso, rifatevela con lei.

Vabbeh, anche per stanotte vado ad imbozzolarmi nel letto. Mi rigirerò come un Hamburger sulla graticola per qualche ora, finchè il coinquilino non passerà col cestello dei vermi in mano a darmi la sveglia.
E poi via verso chissà che avventure.

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martedì, 18 luglio 2006

Io cercherò di andare...

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Curami Deus


Metti che un giorno ti dica
leccami petto ginocchia e dita
Con un intervallo arancione
che mi renda una creatura migliore

Dove sei, e se ci sei, fatti vedere
Credo di avere il diritto di poterti toccare

Vorrei scavarmi la buca
Prima che faccia fatica
A riconoscerti mentre ti confonderai in mezzo alle fiamme

Dove sei, e se ci sei, fatti vedere
Credo di avere il diritto di poterti toccare

Dove sei e se ci sei, parlami ancora
Parlami ancora fino ad annoiarti la gola

Curami Deus con quell’amore
che fino a ieri mi imponevi di dare
Rivelami poi quelle parole difficili per me…
Difficili per me…

Metti che un giorno ti dica
leccami petto ginocchia e dita
Con un intervallo arancione
che mi renda una creatura migliore

che mi renda una creatura migliore
che mi renda una creatura migliore
che mi renda una creatura migliore
Migliore, migliore…

(Moltheni - Al Secolo: Umberto Giardini )

08 08 2006 - Coccobello (Carpi - Modena), Kalinka


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