Dietro ogni problema c'è un'opportunità.
Cucina di casa mia. È un tardo pomeriggio di un giorno qualsiasi. Siamo in cinque, seduti intorno al tavolo e stiamo giocando a D&D. Io sono il master. I miei tornano a casa, splendidi come i genitori di Marty McFly in "Ritorno al Futuro I" alla fine del film. I miei amici sono affascinati. Mia madre, radiosa, ci guarda con un sorriso curioso. Le chiedo se si vuole unire a noi. Lei accetta di buon grado "però non ho la minima idea di come si faccia" dice.
La faccio sedere e chiedo agli amici se possono scusarmi un attimo. Mi alzo e vado dietro alla sedia su cui è seduta mia madre e le sussurro all'orecchio: "Chiudi gli occhi e apri la fantasia."
Le poggio delicatamente le mani sulla testa mentre le parlo all'orecchio:
"Sei appena arrivata in una nuova città. Sei una nana, una bella nana. Il tuo fascino però è apprezzato solo dai tuoi simili. Gli 'altezzosi' (come chiami tu quelli più alti di un metro e mezzo) non riescono ad apprezzare la tua bellezza. Soprattutto quei fascisti biondi fighetti degli elfi, che si ritengono la razza eletta da quando quell'altrettanto fascista fighetto (non so se biondo) di John Ronald Reuel Tolkien ne ha dato questa descrizione. Ci sarebbe una lunga divagazione sulle implicazioni politico/razziste del Signore degli Anelli, ma sorvoliamo. Stai per entrare nella locanda del posto, sei stanca del viaggio. Si, perchè viaggi.
Da bambina eri l'unica femmina della tua età. Nella piccola comunità di nani in cui sei cresciuta le altre ragazze erano o troppo grandi ed indaffarate ad aiutare le madri, o ancora incapaci di parlare per esserti amiche. Quindi sei cresciuta con soli amici maschi. E i bambini dei nani, si sa, se non giocano spaccando delle pietre o cercando oggetti preziosi, per giocare abbattono alberi. Con l'ascia. E tu hai seguito in tutto i tuoi amici, hai disboscato un ettaro da sola, a colpi d'ascia. Hai spaccato più pietre di un detenuto nero in Louisiana degli anni '30, ti sei avventurata in grotte anguste coi tuoi amici in cerca di tesori dispersi. Ma alla fine sei cresciuta e non hai voluto seguire le regole del tuo villaggio, in cui tutti seguivano la solita vita: i maschi in miniera, le femmine in casa a fare i lavori domestici e a caccia per i boschi. Hai preferito venire via da quella società predeterminata, per andare in giro nel mondo in cerca di avventure, magari mettendo al servizio di chi ne facesse richiesta le tue innate abilità con l'ascia. Se hai steso querce centenarie, sarai pur in grado di stendere qualche mostro!"
Poi mi sveglio, sono le 4.30 del mattino e ho fame. Mi mangio una crostatina e mi fumo una sigaretta controllando il forum di giochi di ruolo su cui scrivo.
Sono le 5. Prima di tornare a letto voglio fumarmi l'ultima sigaretta. Esco in terrazzo.
Sono sul terrazzo di un appartamento, un bel terrazzo, si direbbe l'ultimo piano di quello stabile, protetto dai due palazzi accanto più alti. Ci sono delle piante, è un terrazzo grande, quadrato. Sono mollemente sdraiato su un lettino da esterni, col cuscino, una gamba distesa e l'altra poggiata a terra. Contemplo la notte e sono assorto nei miei pensieri. Fumo una sigaretta. In casa dormono tutti e io mi godo un attimo di pace. Poi in lontanaza vedo una luce farsi più vicina, sempre di più. All'inizio penso ad una stella cadente, poi ad un fuoco d'artificio. Poi realizzo, lo vedo distintamente è a poco più di un centinaio di metri da me, in caduta libera. Un elicottero bielica, enorme, di quelli militari, sembra, col suo faro enorme puntato sul palazzo a fianco al mio. E precipita. Non cabra. Non cabra. Non cabra, cazzo! Getto la sigaretta mentre scatto in piedi. Corro verso l'interno. Passata la porta a vetri scorrevole mi trovo in un bel salotto modernamente arredato: un mobile laccato di grigio contiene un televisore moltipollici ultrapiatto, qualche ninnolo addobba il contorno; di fronte al mobile un tappeto colma la distanza tra il televisore e un divano che pare molto comodo; un tavolinetto di cristallo con sopra un vasetto di fiori tiene fermo il tappeto; mi pare ci sia una ciotola di caramelle e dolcetti. Di fronte a me il corridoio, che si chiama così proprio perchè ci sto correndo contro. Devo arrivare alla prima porta a sinistra, la camera dei miei, per svegliarli e farli uscire di corsa, prima che scoppi tutto. L'elicottero mi pareva un elicottero cisterna pieno di carburante.
Poi sento il botto. Fragoroso. E sono solo all'altezza del divano. Mi tuffo in terra, come se dovessi parare un rigore a fil di palo. E, immancabilmente, come tutti i film d'azione ci hanno insegnato, le mani incrociate a proteggere la nuca. Trema tutto, ma non mi sento cadere nulla addosso. Però non sono riuscito a svegliare i miei.
Apro gli occhi, sconvolto. Sono le 8 e, cazzo, sono in ritardo.
Piove e ho messo su i Radiohead.
L'Appartamento è completamente vuoto, a parte me, le montagne di sporco in giro, l'immondizia sul terrazzo, i due pesci superstiti nell'acquario del coinquilino e i piatti nel lavello.
Avrei bisogno di una giornata dedicata alla pulizia della casa, invece domani passerò dodici ore in ospedale, a stretto contatto coi soliti animaletti sofferenti, provando ad essere allegro per tutti.
Ho bisogno di ferie, non ne posso più di perdere il mio tempo in facoltà a far finta di imparare cose che nessuno mi insegna, a cercare di ricucire lo strappo che si è creato tra me e la laurea, a compiere il mio dovere di sfruttato.
È una di quelle notti in cui dovrei dormire invece di star qui a rimuginare, dovrei mettere in ordine la casa in previsione delle visite del weekend, dovrei studiare, vorrei stare abbracciato ad una persona che è da poco entrata nella mia vita, lasciandomi cullare dal suo respiro fino a farmi trasportare nel sonno.
Ma entrerò nel letto da solo, cercherò il sonno abbracciato al mio cuscino, ancora di salvezza dai mali del mondo come la coperta di Linus, dormirò il sonno dei quasi giusti, senza sogni come praticamente sempre, in attesa della sveglia. Un sonno forzato.
Lo so, non è uno scenario idilliaco. Poco si sposa con l'allegria che cerco di manifestare in giro.
Ma piove e ho messo su i Radiohead.
Come mi pare di avervi già detto, gioco di ruolo. E frequento anche i forum relativi. In alcuni anni di permanenza in quei lidi, ho sviluppato in testa alcuni stereotipi di utenti che, al loro arrivo, si presentano così.
Riprendono le avventure da dodici ore del tirocinio.
Stamattina non è stato facile alzarsi, ma sono comunque riuscito ad arrivare puntuale in ospedale. Dottoranda mai vista prima, se non durante la settimana che veniva ad imparare il mestiere...
Visto quello che ha fatto oggi, credevo di doverle dare io la firma a fine giornata invece che viceversa.
Bene...la giornata di oggi è stata all'insegna di come si riescono a perdere dodici ore senza fare assolutamente niente di interessante se non un po' di amabili chiacchiere.
Il bagaglio culturale con cui sono tornato a casa consta di sette graffi e un morso, per un totale di escoriazioni e croste che non vedevo sul mio corpo dai tempi delle elementari.
La mia sopportazione sta raggiungendo a grandi passi la soglia limite, finirà che mi arresteranno per placcaggio irregolare di dottorando in cerca di spiegazioni.
Grazie al Cielo riesco ancora a stare a quel passo di distanza che mi salva.
Non ho più troppa voglia di scrivere sul blog, è praticamente una settimana che non lo aggiorno...
Sarà l'agosto, saranno i mille impegni che mi vedono sempre più spesso fuori casa, sarà che ho finalmente fatto la licenza di pesca e quindi se ho un pomeriggio libero vado a pescare, sarà che mi sono fatto 24 ore dal nonno con cena di compleanno della zia nonchè scarabeo rituale, sarà che vanno tutti in ferie e che quindi prima di partire ci si deve salutare anche se non ci si vede da mesi, sarà che la notte tra un cavolo e un'altro dormo...
Ma tant'è...
Però sorrido sempre...