Reduce dall'ennesima notte insonne mi godo l'ultima sigaretta (o la prima di una nuova giornata) e al conforto della scrittura.
Sono successe molte cose in questo periodo che mi hanno toccato più o meno nel profondo. Cose che si sono ripercosse sul mio stile di vita, sulle mie sensazioni, sul mio umore.
Mi godo il silenzio dell'appartamento, la tranquillità del sonno del coinquiliname...un po' di quella solitudine che mi è un po' mancata.
Avevo bisogno (e forse mi servono ancora degli attimi) per starmene un po' per conto mio a riflettere su di me. Devo uscire rapidamente dalla spirale in cui con troppa facilità rientro e trovare un modo per non tornarci più così spesso. Non posso riprendere a non dormire e a far riflettere lo stress in quello che faccio e in quelo che dovrei fare.
Mi rendo conto che tutto quello che sto scrivendo non interesserà minimamente neanche ai pochi, pochissimi lettori di questo blog...ma chissenefrega, non sono una blogstar, non scrivo per gli altri o per compiacermi di cosa gli altri possano pensare delle mie parole. Scrivo per me, per riflettere con metodo su quello che non capisco di me stesso.
È dura, a volte, riuscire ad accettarsi per quello che si è. E altrettanto dura è capire cosa si è.
In sottofondo, Ray Charles.
Ultimamente questo mio malessere si è fatto sentire anche nei rapporti interpersonali, nella ricerca dei miei spazi mi sono rinchiuso da solo in me stesso, sentendomi ancor più pressato.
Non riesco a mettere in fila i pensieri uno per volta, quindi provo a vedere se andando a dritto come qualche mese fa vengono intanto fuori...il tempo di metterli in ordine ci sarà.
Devo dire grazie a Francesca, la mia ragazza, perchè mi sta sempre a fianco...magari mi guarda e non dice nulla, ma è sempre li...ed è diventata una presenza importante nella mia vita. Devo chiedere scusa ai suoi genitori, per quello che ho pensato di loro e che mi guardo bene dal dire in giro...è una cosa mia...e potrebbe compromettermi. Blocco. Non viene fuori nient'altro...i pensieri si spingono e si strattonano, cercando di passare tutti dal piccolo pertugio che il mio cervello gli offre, ostacolandosi a vicenda e non facendone uscire nessuno.
Mi sto rendendo conto di non avere la minima idea di cosa voglio fare della mia vita. Sto studiando una cosa che sono sempre più convinto non diventerà la mia professione, ma ormai non manca troppo alla fine...o meglio...sono più vicino a quella che all'inizio.
Beh, sto diventando assolutamente improduttivo...e per l'ìargomento di interesse infinetesimale e perchè l'effetto terapeutico sta svanendo...a volte è meglio dedicarsi interamente a sè stessi, ad occhi chiusi e orecchie aperte.
E resipirare.
Vanni è un'entità astratta che ha convissuto con me i miei primi tre anni di Università.
Vanni è un bozzolo sotto le lenzuola da cui spunta un calzino che pende da un piede.
Vanni è un database di cinema, registi, manga e conosce tutte le puttanate che stanno su internet.
Vanni non ti guarda mai negli occhi quando gli parli.
Vanni ti spunta dal nulla alle spalle, molla una fetida scorreggia silenziosa e, silenziosamente come è arrivato, scappa.
Vanni non ride spesso, ma quando ride, ride tutto.
Vanni non s'incazza mai, a parte rari casi.
Vanni è anche il Vanni-pigiama.
Vanni t'incula il bagnoschiuma e poi fa finta di nulla.
Vanni adora il Luna Park, specialmente l'autoscontro e la verve dell'omino alla cassa che incita la biondina a salire.
Vanni si laurea a Maggio del 2006.
Vanni ha 30 anni.
Vanni (checchè ne dica quel prete che è un pazzo in libertà) È una vita stroncata a metà.
Vanni NON È una vita offerta al Sacrificio e al Signore.
Vanni È uno per il quale ci si deve incazzare contro il Padreterno, ammesso che ci sia.
Vanni non ha avuto (per me) il rispetto che meritava.
Vanni è morto mercoledì.
Di cancro.
La mia parte nera sta tornando fuori.
Sono insofferente, intollerante, intransigente...e sto diventando violento.
Non so quale strano virus stia parassitando l'essere umano in generale e me in particolare. Ma se non ci muoviamo qui rischiamo di venirne fuori male.
Stasera ho compiuto il mio primo atto di violenza in quasi 27 anni di vita. Gli ottimisti direbbero che essere stati buoni per quasi 27 anni non è un record da buttare, io invece mi chiedo cosa mi stia succedendo.
Per una cosa stupida, dal nulla, ho preso un coinquilino per il collo e l'ho appeso al muro. Ho giocato sul fattore sorpresa perchè non ha nemmeno reagito li per li.
Adesso le cose si sono chiarite, ho ammesso le mie colpe e chiesto scusa, ma in quei cinque minuti non ero me stesso.
Chiamalo raptus, chiamalo estremo rompimento di coglioni, chiamalo non voler star più a subire gli altri, chiamalo come ti pare...ciò non toglie che non ero me stesso.
E questa cosa non mi piace.
Se c'era una cosa di me che mi piaceva era l'autocontrollo. Se anche quello è andato a puttane forse sono giunto ad un momento in cui devo rivalutare un attimo me stesso e la mia vita.
Ci son tante cose di cui non capisco nulla...il pianeta ME adesso è la più complicata di tutte.