L'omino buffo dice di se:

Utente: CircoStanziale
Nasco imbecille e vado avanti così. Ebbi i Natali (e anche le Pasque) a Firenze, ivi crebbi. Al momento inseguo porci e bestievarie vicino Bologna. Dovrei diventare veterinario. Forse. Per ora mi limito ad esser Parco, di Divertimenti.

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martedì, 29 settembre 2009

Corri ragazzo laggiù, nànnàna

E c'è che oggi non hai un tubo di voglia di studiare e allora dici che tanto vale perdere del tempo al PC dietro la tesi. E inizi a scrivere il primo capitolo che poi in realtà sarà il terzo o il quarto perchè è l'unico che puoi scrivere adesso senza i dati che ha solo il prof, che è l'unico che puoi scrivere senza bibliografia, che è l'unico che puoi scrivere perchè, beh, devi solo descrivere cosa hai fatto per due mesi chiuso dalle 8 la mattina alle 7 la sera in un ospedale veterinario a Canton, Masachussetts, questa primavera.
E allora parti a descrivere la scheda che hai fatto in quattro e quattrotto prima di partire per raccogliere miriadi di dati inutili e qualche dato interessante, la evisceri e ne esponi in bella mostra le interiora, in modo che quegli imbecilli dei professori che saranno presenti in commissione possano capire esattamente cosa ti ha spinto a creare una scheda di questo tipo. Che a te pare una stronzata, ma ultimamente ti rendi conto che ciò che per te è banale, per buona parte di una fetta di mondo che a lungo nella tua vita ti è stata preclusa (per frequentazioni abituali, ceto sociale originario, luoghi frequentati) è sopra le comuni aspettative.
Anche il solo fatto che se fai due minuti di straordinario per concludere un lavoro che hai a mezzo non è che muori, è per molti inconcepibile e motivo di scherno (ah, viva l'italia).
Dicevamo che quindi ti metti a scrivere la tesi, o meglio la fuffa che farà da riempitivo alla tesi, e provi a guardare com'è strutturata una tesi analoga alla tua che ti ha passato sotto banco il prof e che, sebbene informaticamente organizzata coi piedi, sembra fatta anche benino.
Stanotte, per altro, ti sei ripromesso di spulciarne la bibliografia e cercare articoli che potrebbero andare bene anche per te.
E poi arriva una certa ora che ti sei rotto un po' le palle di scrivere fuffa e cercare di fare un lavoro coscenzioso esponendo tu per primo i difetti della tua scheda che teoricamente è un gioiellino ma nella pratica, avendo a che fare con individui (sia umani che animali) del tutto unici e particolari, con molte delle cose che chiedi non ci fai nemmeno la birra. O un teino slavato.
Al che decidi che visto che sabato e lunedì hai fatto sollevamento pesi, spaccandoti la schiena nel battesimo dell'ordine da oltre 100 colli, decidi che oggi per defaticare devi battere il tuo record sui 3000.
Prepari la playlist, esci dal pigiama in cui sei stato a crogiolarti tutto il giorno, inforchi i calzini fighi che sono di spugna ma come fantasmini senza stinco, le scarpe da corsa, i pantaloncini e la maglietta smanicata neri che quando esci sembri una brutta copia di Nadal, senza fisico e senza capelli.
E parti, lanciato.
Mentre fai il primo chilometro si girano tutti a guardarti, perchè sei figo, sei serio, sei determinato e non respiri ancora con la bocca. In realtà con la bocca cominci a respirare dopo 200 metri, ma va bene perchè oggi hai deciso che devi battere il record dei 13' 54" della scorsa settimana.
E il primo chilometro lo chiudi in 4' 19" che li per li ti sembra un'enormità, che pensavi di averlo fatto, in genere, in 3 minuti e mezzo. E poi ti ricordi che invece sei in anticipo di quindici secondi dal preventivato.
E ti senti bene, hai la falcata ancora ampia, il passo regolare e ti chiedi dove cazzo ha imparato la teoria della corsa il tuo coinquilino personal trainer che sostiene che il 3000 lo devi correre sulle punte, come se fossero i 100 piani e non con la rullata del piede.
Capisci che la pratica, in effetti, vale molto più della teoria. Ma non te ne curi e continui a correre.
Incroci una tipa che corre. Classica corsa da donna: ginocchia in dentro, mai alte, passo arrotato verso l'esterno, possibilmente col tallone lanciato in fuori e corsa solo di punta. Coi gomiti incollati al busto e le mani piegate a mantide. Peccato che nessuno le possa spiegare che così non solo fa il doppio della fatica (per altro con la metà dei risultati), ma si fa pure del male.
Le passi accanto facendo con un passo l'equivalente di tre dei suoi, con lei che provata ti guarda con il cavo delle cuffie dell'aipod ciondoloni in un misto tra invidia e incomprensione di come uno possa divertirsi ad andare così forte che sicuramente farà pochi metri poi crolla. E invece hai da poco passato il primo chilometro e ti sei appena rimesso il cronometro in tasca e continui a correre lanciato verso la tua meta.
Il treno ti passa accanto, ma è un merci e quindi va piano.
Arrivi al secondo chilometro che sei stato una scheggia, ma ci arrivi che già hai le interiora che si strizzano nel tentativo di far affluire più sangue in circolo. Stai dannatamente correndo da 8' 43" e hai fatto due chilometri. Sei tra i venti e i trenta secondi più veloce dell'ultima volta. Sei scemo, e ti viene da vomitare.
Non un conato. Trecento metri di conati.
Ma la corsa è una scuola di vita e forgia il carattere.
Senti che se ti fermi a vomitare non solo fai la figura del coglione (che tanto per fortuna non passa nessuno, ma se Murphy ti è amico come credi nel momento in cui dovessi cedere alla nausea passerebbe un'intero pulmino di modelle strafìe che metterebbero in giro la tua foto con un'enorme L di "loser" in giro nel mondo), ma che soprattutto perderesti la fiducia in te stesso e nelle tue capacità.
Perchè DEVI arrivare in fondo per dimostrarti che PUOI battere il tuo record, PUOI essere più veloce e più resistente di quanto tu non sia già stato che PUOI portare a termine quello che ti sei prefisso.
Testardaggine da Toro, insomma.
E mentre hai le lacrime agli occhi e stai riguadaganando la via emilia da via del pilastrino, mentre ingoi aria cercando di trattenerne il più possibile, ti rendi conto che la corsa è maestra di vita e ti insegna un sacco di cose sul tuo carattere che non conoscevi.
Arrivi sulla via emilia e per scrupolo controlli il cronometro. 11' 38", circa. E sei a duechilometriessei. Non hai la lucidità mentale per fare il calcolo del tempo ipotetico di arrivo (a dire il vero non ce l'hai nemmeno adesso) ma pensi che per fare 4/500 metri potresti metterci meno di due minuti.
E continui, sofferente, sulla via emilia, con la gente che passa in macchina e regalandoti idrocarburi volatili ti guarda come se fossi un idiota (che poi magari hanno pure ragione) e tu, lanciatissimo passi accanto alla signora Maribù che dalla vetrina della pizzeria da asporto ti vede passare più sofferente del solito e si preoccupa che magari passa a soccorrerti come quando col motorino impazzito sei quasi entrato nella vetrina del ferramenta ma te la sei cavata buttandoti in terra.
E arrivi splendido nel parcheggio sotto casa, lanciato con la sofferenza alle spalle, hai passato il momento di crisi. E tiri fuori il cronometro e con spocchia ti dici "Non lo guardo finchè non mi fermo, fermandolo in contemporanea" e poi premi il tasto dello stop.
E ti rendi conto che invece hai chiuso l'applicazione "cronometro" dal telefono e non hai la più pallida idea del tempo che hai fatto.
Ipotizzi intorno ai 13' 35", che sarebbero 20 secondi di miglioramento di record...ma non è certo.

Domani, ti tocca riprovare e stare più attento.

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categorie: soddisf-azioni
lunedì, 28 settembre 2009

Ho calpestato l'amore

Ebbene si.
Tornandomene verso casa, odoroso di sudore come un Arbre Magique al mango, con le mie due sporte cariche di generi alimentari e di conforto (ovvero un po' di pane e affettati per i panini da portare a lavoro e delle birre da consumare stasera), intraprendo come al mio solito il vialetto che mi conduce verso casa.
All'imbocco del vialetto mi cade l'occhio (non quello di vetro) sul marciapiede e noto una scritta che mi ha fatto riflettere:



Non son riuscito ad evitare di calpestare la scritta giacchè, sebbene capace di lettura veloce, son troppo miope per accorgermi in tempo di cosa si trattava.
Se l'avessi evitata probabilmente non avrei fatto i pensieri che invece si sono susseguiti.
Mi sono infatti chiesto il perchè del numero, visto che lo spazio per scrivere la parola "sei" alla fine non è molto. Mi son chiesto se la grafia fosse di un lui o di una lei (propendendo più per la seconda ipotesi)...
Ma quello però che ha alimentato le cogitazioni più disparate è stato quel "al centro del mondo" che è poi la parte che mi ha fatto notare il tutto...
Notoriamente, se vogliamo dar credito al sillogismo per cui: Foligno è al centro dell'Umbra, l'Umbria è al centro dell'Italia, l'Italia è al centro dell'Europa e l'Europa è al centro del Mondo, dal messaggio scritto sul marciapiede si deduce che l'amore suo è attualmente a Foligno. Magari militare, chissà. Anche se a quel punto le elucubrazioni sul bisogno di scrivere in un posto dove l'amore suo, essendo a Foligno, non potrebbe leggere avrebbero potuto farla da padrone, ho provato a cambiare punto di vista.
Ho provato a vedere il tutto da un punto di vista geologico. Se fosse così l'amore suo mi sa che se la sta spassando al caldo tra magmi e lave bollenti...
Se invece la vogliamo vedere da un punto di vista soggettivo, c'è da chiedersi, del mondo di chi?
Del proprio, travolto in un vortice di autismo e/o egocentrismo assoluto? o dell'amante, il cui vortice è ben diverso dal primo, ma molto simile a quello che si porta a spasso Paolo e Francesca?
Quesiti ai quali è difficile dare risposta.
E se invece, infine, proviamo a dare una connotazione oggettiva ed astroficsica al messaggio, si nota come colei che l'ha scritto si trovi a gravitare intorno ad un individuo riducendosi, per questo, a mero satellite incapace di brillare indipendentemente, anche se le voglio lasciare il beneficio del dubbio che possa probabilmente essere luminosa, sebbene di luce riflessa.

Ed ecco che poi la riflessione diventa autoreferenziale.
Perchè qui ormai son tre anni che fungo da asteroide, con moto centrifugo dalla galassia femminile e direttamente puntato verso il vuoto siderale, incapace di trovare un corpo celeste talmente denso da avere gravità sufficiente a trattenermi.
Passo accanto, vicino a molti astri e magari devio un po' la traiettoria per una minima attrazione, ma poi svicolo via, lanciato troppo forte sulla via di fuga visto che la gravità non è sufficiente a trattenermi...

Arrivato ai margini di questo sistema solare, mi ci vorrebbe di aver culo nella fascia di Kuiper e trovare un altro astro con cui creare un sistema doppio. Se non altro un lunghissimo valzer orbitale potrebbe essere interessante.

Ma se mi dice culo culo potrei anche trovare una Stella, come in Stardust.

blog imbrattato da CircoStanziale che alle 20:43 non aveva di meglio da fare | link | commenti (2)
categorie: circovision, pensieri circostanziali
giovedì, 17 settembre 2009

Coincidences

Oggi è stato il primo giorno di lavoro.
Mi sono guadagnato i miei primi 30 euri (circa).
La cosa buffa è che ho parlato inglese per la prima volta da quando son rientrato in Italia. Con Ibra, collega Ivoriano.
In un mix itanglish un po' così per entrambe le lingue mi ha spiegato in cosa consiste il mio lavoro. L'uccellino di legno di Homer J. Simpson, più o meno, ha le stesse sollecitazioni intellettive. Ma è pur sempre lavoro retribuito. E alla fine nemmeno così brutto come mi divertirei a descriverlo.
È proprio quello che mi serve.
La coincidenza è che oggi, finalmente, ho sentito (e visto via webcam) la mia amica Phobie, kennel attendant al CVH dove ho raccolto i dati per la tesi.
E incredibilmente ho scritto e parlato inglese per la seconda volta, da quando son rientrato in Italia.
Erano giorni che volevo parlare inglese. Erano giorni che mi guardavo sit-com in lingua originale per mantenere allenato l'orecchio.

La vita ha un gran dono. Per quanto disillluso tu possa essere, riesce sempre a stupirti.

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categorie: pensieri circostanziali, soddisf-azioni