L'omino buffo dice di se:

Utente: CircoStanziale
Nasco imbecille e vado avanti così. Ebbi i Natali (e anche le Pasque) a Firenze, ivi crebbi. Al momento inseguo porci e bestievarie vicino Bologna. Dovrei diventare veterinario. Forse. Per ora mi limito ad esser Parco, di Divertimenti.

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giovedì, 29 ottobre 2009

La pericardite e il suo impatto metaforico nella gestione dell'umore

Tra tanti degli schifi che possono capitare agli animali, ma anche agli esseri umani, esiste la pericardite.
La pericardite si suddivide, inizialmente, in base a due grosse categorie, quella essudativa e quella produttiva. In genere la produttiva può essere una conseguenza della prima.

In pratica cosa succede: il pericardio (che è una sottilissima membrana "doppia" che riveste il cuore) nelle pericarditi essudative inizia a riempirsi abnormemente di liquido. Di solito ne ha un po'. Quello che serve affinché il cuore possa battere e la membrana adesa al muscolo scorra sull'altra senza creare attrito.
Quando questo liquido però si accumula troppo, inizia piano piano a comprimere il cuore, a rendergli più difficile distendersi per incamerare il sangue che dovrà poi pompare in giro.
Il liquido pericardico in eccesso, se tutto va bene, viene riassorbito soprattutto a livello di vasi linfatici. Se le cose non vanno come devono, il liquido continua ad accumularsi fino a "schiacciare" il cuore.
Tutto per parlare (molto alla carlona) di cosa succede nelle fasi acute.
Se la pericardite cronicizza (il che da un certo punto di vista è un bene perché vuol dire che in minima parte il sistema circolatorio è ancora funzionante) il liquido comincia a ritirarsi, ma lascia sul posto molecole più pesanti, come la fibrina, e alcune cellule. Fibrina e quel che rimane delle cellule si organizzano piano piano e creano dei frustoli. Quando il cuore batte i frustoli sul foglietto interno sfregano quelli sul foglietto esterno...e si irritano vicendevolmente. L'irritazione chiama nuova fibrina e in minima parte liquido. Via via che si va avanti la fibrina sul foglietto interno aderisce a quella sul foglietto esterno, andando a creare delle aderenze. Il cuore, che già ne ha viste di brutte, inizia ad avere sempre più difficoltà, visto che adesso ha delle cicatrici che lo comprimono.
Ma questa non è la fase peggiore.
Se la situazione perdura e prosegue il deposito di fibrina è talmente ingente che, può succedere, i due foglietti aderiscano tra di loro in moltissimi punti, in placche vere e proprie che, cicatrizzando, si ispessiscono.
Ecco che abbiamo il cosiddetto: cuore a corazza.
Il cuore, a quel punto, ha enormi scompensi. Fa fatica a battere, fa fatica a mantenere vivo l'animale. Molta. Moltissima.

Ecco. Io credo che l'affetto che si ha, ma che in qualche modo non si riesce a dare, si accumuli così, allo stesso modo.
E io così mi sento.


PS: Durante l'aperitivo di stasera un giovane eroe che si è lasciato andare ad un'uscita sconveniente alla quale ho reagito con impensabile nonchalance ha avanzato dei sospetti riguardo all'eventualità di un interessamento da parte della famigerata ex, con tal Nicola.
Io non so se ho i superpoteri o se questo nome era sepolto nel mio subconscio da tempo...però mi faccio paura...

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categorie: tra me e me c è uno sconosciuto, pensieri circostanziali
martedì, 27 ottobre 2009

Because the night belongs to lovers

E allora succede che la sera te ne esci con gli amici, non molto, giusto il tempo di bere una birretta e fare due chiacchiere stupide, quel tanto che basta a farti fare due risate e a distendere un po' il sentimento poco piacevole di ieri.
E poi ti capita che te ne torni a casa e ti senti strano.
Ma ti schianti nel letto perché non vuoi stare troppo a rimuginare su quali casini potrebbe avere il tuo amico che hai visto cupo, non vuoi pensare che guidare quel casino ambulante che tua madre chiama macchina un po' ti imbarazza e perché sei alle prese, insieme ad Arthur Dent, con la conquista di una certa Fenchurch che ha qualcosa che non va.
E quindi leggi un po' il quarto dei cinque capitoli della Guida Galattica per autostoppisti e ti addormenti...proprio poco dopo che Arthur Dent, finalmente, è arrivato al sodo.

E nel mezzo della notte ti svegli in preda agli incubi. Perché non hai sognato lei, quella che (inserite qui una bestemmia a vostro piacimento) anche se tu stai facendo di tutto per non averla tra le palle, se fai di tutto per non pensarci, ancora (molto più a livello inconscio che conscio) ti ossessiona. No, dicevo, non hai sognato lei. Ma tal Nicola o Nicolò che, nella tua mente, incarna lo sconosciuto sul quale vorresti scaraventare ogni tuo granello d'odio perché se la bomba.

E allora ti chiedi se non sia il caso di parlarne con qualcuno di bravo...
Perché è da quando ti sei mollato con sta stronza che non solo non hai le attività che il buon Arthur Dent è riuscito a conquistarsi in sessanta pagine, ma che proprio non ricerchi la compagnia femminile. E questo è preoccupante, se lo aggiungi al fatto che ti svegli, incazzato, con l'ossessione di questa qui e di chi se la bomba.

Intanto comunque è stata presa una decisione: inizialmente doveva essere un SMS con un enorme vaffanculo in disgustorama per essersi appropriata anche dei miei sogni.

Alla fine, invece, ho cancellato il suo numero e finalmente ho dormito un po'.

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lunedì, 26 ottobre 2009

Home (?) Run

E capita che dopo due mesi di studio/lavoro/studio/lavoro/corsa/studio/corsa/lavoro decidi di tornare a casa.
Perché ti manca la famiglia, perché ti mancano gli amici, ti manca che vuoi dare un'occhiata più da vicino a tuo nipote, che l'hai lasciato che gattonava a malapena mentre adesso corre e scalpita, perché vuoi conoscere tua cugina, un ragnetto lungo come il tuo avambraccio e delicato come uno Swarowsky che guarda il mondo con l'occhio assente e caparbio di chi ancora non c'ha capito un tubo ma ha ferma intenzione di farlo alla svelta.
E allora fai l'ultima lavatrice al volo prima di partire, prepari la valigia infilandoci dentro solo il peso della Scienza e ti incammini sotto un insperato sole d'ottobre verso la stazione. Fai il biglietto. Prendi il trenino. Fai un secondo biglietto...e ti sorbisci un'altra volta il patimento dell'intercity la domenica. Roba che non facevi da mesi.
E arrivi a Firenze che hai solo una vaga idea di dove dovrai dirigerti. Ti mangi un paninaltonno preso al volo al bar della stazione di Rifredi, ti incammini come di consueto in piazza Dalmazia maledicendo ogni singolo dipendente delle FS (un milione di volte per centimetro di strada ferrata) e vai a controllare l'orario dei bus.
Ovviamente la linea 8 non fa servizio nei festivi.
Per altro ti rendi conto una volta salito sul bus (un altro, ma che ti porterà forse dove potrai prendere un'alternativa) che a Firenze c'è il sindaco nuovo che fa quel che dice. E che chiude il centro al traffico. E ai bus fa fare dei giri pesca che tra autisti e passeggeri volan madonne che ti chiedi se son bestemmie o qualcuno in Vaticano ha cambiato modalità di dizione del rosario.
E alla fine scendi, carico del peso della Scienza, un certo languore e un vago giramento di coglioni.

Poi vedi tua sorella, ti ricordi perché sei sceso a casa e te l'abbracci un paio di minuti, perché ne hai bisogno.
Aiuti il suo uomo a fare qualche piccola manutenzione casalinga, poi accompagni la sorella a fare la spesa e già che ci sei compri un regalino per la sconosciuta cugina (che più tardi passerai a trovare).

Tra spesa e passeggiata (quasi un'ora di giro), tua sorella ti lascia il tempo di dire si e no dieci parole. Forse venti. Ma ti piace ascoltare...d'altronde non hai un cazzo da dire (o forse l'avresti?).
Vabbeh, poco male. Appena rientrati a casa sua dovete partire alla volta della magione della cugina.
Lei fa tappa per sprecare tempo facendo il suo dovere di elettrice di sinistra, peraltro ho pure l'impressione che abbia sbagliato pronostico. Tu in macchina ti scervelli per scrivere un biglietto per la cugina che, alla fine, fa cacare ed è anche sufficientemente gelido. Ma sei stanco. E il vago senso di giramento di coglioni non accenna ad andarsene.

Alla fine, comunque, raggiungi casa della cugina (una settimana di vita domani) dove trovi anche i tuoi genitori e il nipote.
Il nipote, anima tua, ottanta centimetri di furia assassina con un sorriso da pubblicità. Tuo padre, che lo tiene in braccio, si rende conto che esisti solo perché tenti di dare anche tu un bacio a tuo nipote, tua madre (che, lo ammetti, ti aspettavi ti sarebbe saltata al collo in uno slancio di materno affetto) ti bacia distrattamente mentre impartisce indicazioni su come tenere il budino che ha portato in dono alla Divin Bambinella e ragguagliando tua sorella sulle cure prestate al nipote.

A quel punto non vi resta che farvi aprire il cancello ed entrare a piedi pari in un film di Lynch (che detesti).
Una poltrona scassata, lasciata a sé stessa e alle intemperie dà il benvenuto ed indica, con uno dei suoi braccioli, la via. Districandoti tra vecchie anfore e pezzi di computer sparsi lungo il sentiero, ti arrampichi fino ad arrivare a quella che supponi sia una gran bella casa.
Strutturalmente la tua impressione non è disattesa, ma...ma...BOH. Non ci sono parole per descrivere quel che vedi. Non che quel che vedi sia brutto, non che quel che vedi sia strano...ma quel che vedi NON È la casa adatta alla crescita sana di un bambino.

Al suo interno, letteralmente bolliti al calore di una stufa, trovi i Magi in adorazione. La NeoNonna, la stessa che 16 mesi fa era NeoBisNonna, che manifesta tutta la sua Sacrosanta Ansia per il bene della bambina. Lo Zio (il tuo) che s'è scarrozzato la Nonna e che è colui che ti salverà. La Zia (sorella sia dello Zio che di tuo padre, nonché mamma di tua cugina) che tra un vaffanculo sibilato alla Nonna e qualche piccolo tentativo di pubbliche relazioni, tiene in braccio sua figlia. Che le fa "tenerezza". GliAmiciDiLui, che come vedono la discesa del parentado, fuggono, come le lepri quando le aquile piombano loro addosso in picchiata. E per finire Lui. Quello che, dall'impressione che ti ha dato, avrebbe preferito una vasectomia fatta con una lamiera arrugginita da un barbone ubriaco ad un figlio, che fa il Padrone di Casa.

Risolti i convenevoli, ti lasci andare a tuo Nipote e a tuo Zio, conscio del fatto che il legame trasversale è il legame più forte e più sicuro in questi casi.
Nonostante tutto, non puoi fare a meno di notare che, da quella casa, si gode un panorama assolutamente unico.

Grazie al cielo, ad un certo punto, è il caso di togliere il disturbo e tornarsene verso casa.
Ti fermi coi tuoi a mangiare una pizza e, finalmente, riesci ad avere quella mezz'ora di tranquillità casalinga che volevi, anche se tua madre si intrattiene in chiacchiere col prolisso barista che, grazie al cielo, vi lascia dopo solo dieci minuti che le pizze sono già in tavola.
E poi torni a casa, finalmente posi il Peso della Scienza in camera tua e ti scaraventi sul divano a guardare il posticipo con tuo padre, interrompendo il silenzio solo per i commenti fantacalcistici.

A quel punto, visti i goal e gli assist, vai a letto...e ti chiedi se quel posto sia ancora tuo.

E il giorno dopo, ossiacioè oggi, vedi i tuoi una frazione di secondo e passi la giornata in biblioteca a provare a studiare. E i tuoi forse stasera li vedrai per pochi minuti, perché hai fissato con gli amici. E domani sera invece pure...

...e forse forse, sotto sotto, ti chiedi se tornare a casa valga la pena, se dev'essere così tutte le volte, sempre di corsa, sempre vittima dei ritmi assurdi della tua famiglia, sempre come se, quando arrivi, tu sia un ospite...

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lunedì, 19 ottobre 2009

Four Letter Word

Oooooh
Oooooh, oooooh, ooh, ooh, oooooooh

Put my best foot forward
Trying to ignore the events of the day
Pacing back and forth
Slowly going nowhere
Running in place

And it looks like it’s gonna rain again
Ohhh another four letter word
Never gonna be the same again
Ohhh another four letter word
Oooooh
Oooooh, oooooh, ooh, ooh, oooooooh
Oooooh, oooooh, ooh, ooh, oooooooh

Staring out my window
Look down at the street below
Children at play
Round and round and round it goes
Where it stops no one knows
Their faces seem to say

That it looks like it’s gonna rain again
Ohhh another four letter word
Never gonna fall in love again
Ohhh another four letter word

Love is a four letter word
That should never be heard
Love is a four letter word
A four letter word
Yeah

L is for leaving
O is for on time
V is for the voices warning me I’ll lose my mind
E is for the ending
The unhappy ending of the four letter word

And it looks like it’s gonna rain again
Ohhh another four letter word
I never want to see your face again
Ohhh another four letter word
Oooooh
Oooooh, oooooh, ooh, ooh, oooooooh
Oooooh, oooooh, ooh, ooh, oooooooh
Yeah


Never gonna fall in love again
Never wanna to see your face again
Never gonna fall in love again
I never wanna see your face again


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categorie: pensieri circostanziali
venerdì, 16 ottobre 2009

Papaveri e paperi

Sono stanco, stravolto.
Dormo poco, spesso male per via del freddo che ogni giorno che passa aumenta e perchè la mia vita accademica ha preso una piega frustrante che mi pesa come una coltre di ghisa sul groppone...e la cosa, ovviamente, mi crea bruttipensieri.
Inoltre, a lavoro, scaricar pacchi da venti chili minimo tutto il giorno, non è certo quello che si può dire un'attività riposante. Ma per lo meno da questo punto di vista, son contento. Mi piace quello che faccio e mi dà un piccolo barlume di non essere del tutto parassita.
E fin qui, son spiegati i papaveri (che come molti sanno, sono origine di un sacco di oppioidi ad azione narcotica).

E poi i paperi.
Finalmente, martedì, ho preso l'abilitazione a guidare il primo dei mezzi a disposizione in magazzino, il transpallet elettrico, volgarmente chiamato papero.
La formazione è stata particolarmente istruttiva...
Le due ore che avevamo a disposizione si sono spalmate tra chiacchiere amichevoli con l'istruttore (più giovane di me) e i compari di formazione (MOLTO più giovani di me).
Dopo questo, ci son state esposte le norme di sicurezza da mantenere a cavallo del mezzo, grazie a delle slides apposite.
Poi abbiamo fatto una piccola prova pratica.
Tra le slides e la prova pratica abbiamo visto un filmato tedesco degno di capolavori della cinematografia spaltter molto in voga negli anni ottanta.

La trama

Il buon Kalus (biondo teutonico bassettino e segaligno che fin dalla prima inquadratura si vede che è un idiota) prende la sua patente per il muletto, consegnatagli con tanto di orgoglio nazionale e discorsetto dall'omino della motorizzazione.
Bello contento il giorno successivo inforca il caschetto, e prende possesso del suo muletto. L'unica cosa corretta che fa da qui all'epilogo è fare una serie di controlli sulla funzionalità del muletto.
Poi se ne entra in fabbrica e rischia di mettere sotto uno.
Arriva dal suo capo, che gli chiede di essere sollevato. Lui accetta, tanto è il suo capo, e il suo capo finisce lungo disteso per terra caduto da un paio di metri d'altezza. Poi il muletto non gli parte. Un collega ci mette le mani e quando gli dice di provare a far partire il motore, il motore parte...e il collega le mani le lascia nel muletto.
A quel punto, nel girovagare con le forche alzate a mezz'aria e con una tagliente lamiera sopra, grazie ad un'inchiodata, taglia un tizio a metà. La cosa inquietante è che il tizio non solo resta vivo, ma non se lo viene a prendere nessuno.
Proseguendo nei suoi giri, il nostro baldo Klaus viene distratto da una bionda che passa, guarda lei invece che nella direzione in cui deve svoltare e...infilza un tizio che non si sa per quale ragione ha una sega elettrica in mano, la sega elettrica, per una serie di situazioni, decapita il buon Klaus che si guarda bene dallo smettere di far danni, ma anzi, infilza sull'altra forca un ciccione che non l'ha sentito arrivare per via delle cuffie protettive. Mentre i due infilzati gridano, la marcia del muletto continua. Quello con la sega elettrica, non si sa come, riesce ad evitare di investire il primo segato a metà, che è ancora li a terra che non si sa che fa, il monco, con i suoi uncini, cerca di fare non so che lavoro. Il muletto quindi passa accanto ad una colonna, tronca di netto il braccio con la sega elettrica e prosegue la sua via verso orizzonti lontani e rosei. La sega elettrica impazzita finisce il lavoro e sega in due la metà rimasta viva dell'omino a terra.

Li per li ci ridi su, perchè è esagerato. Ma è ben fatto, sto filmato. Di certo, resta impresso...

Sarà che non dormo anche per questo??

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categorie: appartamento - vita da
domenica, 11 ottobre 2009

Ho buttato via

  • Alcune sorpresine non più abbandonabili
  • Alcuni biglietti, ormai privi di senso
  • Alcuni barattoli, che non contenevano più niente
  • Parecchia spazzatura, cui nostalgicamente mi attaccavo
  • Alcuni medicinali scaduti che eran lì a far volume
  • Manuali inutilizzati, prevalentemente di cellulari vecchi
  • Vestiti rotti o che non mettevo da anni
  • Un po' della vecchia mentalità che conservava tutto il conservabile, ma soprattutto l'inutile
Ho pulito tutto a fondo, lavando via quel passato che talvolta diventava fastidioso rivangare. Speriamo che sia servito a qualcosa.

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categorie: appartamento - vita da, soddisf-azioni

Girandolando

Se ti girano. Gira la stanza!

Stanza che per altro avrebbe bigosno di una gran bella imbiancata...e una pulita a fondo...e magari un armadio decente invece di quello schifo che hai adesso, e una pulita ai vetri...

Però intanto hai buttato un'ora di questa insulsa domenica senza calcio, in attesa che qualche anima pia metta in streaming gara tre delle World Series dei Red Sox...
E adesso scappi, che il Golem di Polvere che hai evocato nel rigirare i mobili cerca di colpirti alla gola. Ma tu sarai più forte di lui...

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categorie:
domenica, 04 ottobre 2009

Rollercoaster Mood

Altalenante, tra attimi estatici e picchi depressivi.
All'esame andato male si aggiunge l'inevitabile crollo dell'autostima. Poi a lavoro l'umore migliora, la mente si distrae e l'ambiente tutto sommato rilassa. Ma come metto piede nuovamente in casa l'amigdala prende il sopravvento e riporta alla luce frustrazioni e rotture di palle.
E in generale la costante sensazione di aver sbagliato parecchie cose, troppe.

Ma c'è la consapevolezza che prima o poi il giro finisce e si riparte, in genere, con la montagna russa più alta, c'è la consapevolezza che non posso permettermi di lasciarmi andare ai miei classici attacchi di depre.

E visto che tutti intorno a me sono più o meno felici, è bene evitare.

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