Alcuni di voi sporadici e sparuti lettori sapranno che esistono in vari paesi del mondo alcune associazioni volte alla liberazione dei nani da giardino.
Chi non ne conoscesse l'esistenza può consultare QUESTA PAGINA per conoscerne la storia e navigare quel sito per saperne di più.
Fondamentalmente solidale con la filosofia di base è già qualche mese che mi sto adoperando per una causa simile.
Le povere sorpresine degli ovetti di cioccolata sono ivi rinchiuse per giorni, settimane...mesi, addirittura. Compresse e smontate all'interno di un bussolotto di plastica, premute spesso col volto (per quelle con forma umanoide) a stretto contatto con le proprie chiappe per esigenze di spazio, contorte in pose indicibili, private di ogni dignità per il divertimento di qualche ingrato bimbo che ci giocherà venti secondi e le lascerà inesorabilmente (quando va bene) cadere nel primo bidone dell'immondizia.
Non volendo andare ad inquinare la Natura con tutta la plastica delle sorpresine, il mio piano d'azione si svolge subdolamente all'interno della Fuckoltà di Medicina Veterinaria di Bologna.
Il mio nemico numero uno sono le donne delle pulizie che, ogni tanto, scovano coi loro scopettoni i rifugi che scelgo per le sorpresine.
Allo stato attuale sono abbandonate per la facoltà circa una decina di sorpresine, tutte in posti abbastanza visibili, ma difficilmente raggiungibili. Non appena ne avrò l'occasione posterò le foto degli abbandoni.
Per ora il record di permanenza nel suo nascondiglio è mantenuto dalla Batmobile, stabile al suo posto da ben tre mesi.
Quella che sono qui a proporvi, dunque, è la Campagna per la Liberazione della Sorpresina.
Nel vostro luogo di lavoro, a scuola, in palestra...ovunque vi rechiate abbastanza di frequente per poter controllare con una certa assiduità la posizione in cui l'evete messa, abbandonate una sorpresina. Chiunque volesse può mandarmi la foto e il record di permanenza degli abbandoni e non mancherò di postarli il prima possibile.
Se le sorpresine liberano la fantasia, liberiamo le sorpresine!
Già che ci siamo...l'INNO UFFICIALE
Ebbene si, senza crederci troppo sono arrivato alla fine del tirocinio. Il 6 settembre seguirò l'ultimo briefing, da qui ai professionalizzanti.
E un po', nonostante i lamenti qui lasciati, mi spiace. Mi sento come alla vigilia della partenza dopo una vacanza bellissima. Rimpiango il non poter più andare a dare da mangiare ad Aramis, un cane che è esattamente come lo vorrei a parte il femore rotto, il caffè post briefing con le chiacchiere che sono riuscite a mettermi di buon umore per quasi tre mesi consecutivi, gli automatismi che piano piano si perderanno proprio ora che ero diventato bravissimo a fare le iniezioni.
Sono contento. Se dal punto di vista professionale questi tirocini non mi hanno lasciato che i fondamentali, dal punto di vista umano ho avuto tantissimo: persone fantastiche, con cui ho avuto feeling fin da subito.
A detta di tutti siamo stati uno dei migliori gruppi di tirocinanti (se non il migliore in assoluto) per bravura, affiatamento e simpatia. E, fanculo tutti, sono fiero di essere stato un membro (e, fanculo anche alla falsa modestia, l'ideatore a partire dal logo) della "Corporatione de li Tirocinanti" che spero vivamente continui a restare così brava, unita, affiatata e simpatica.
Come strumento per mantenere unito il gruppo ho voluto creare un blog in cui mettere le foto della cena di festeggiamento. A differenza di qui si usano i colori.
E, come omaggio, anche il logo con cui vi linko il blog in questione non subirà quel filtro.
Riprendono le avventure da dodici ore del tirocinio.
Stamattina non è stato facile alzarsi, ma sono comunque riuscito ad arrivare puntuale in ospedale. Dottoranda mai vista prima, se non durante la settimana che veniva ad imparare il mestiere...
Visto quello che ha fatto oggi, credevo di doverle dare io la firma a fine giornata invece che viceversa.
Bene...la giornata di oggi è stata all'insegna di come si riescono a perdere dodici ore senza fare assolutamente niente di interessante se non un po' di amabili chiacchiere.
Il bagaglio culturale con cui sono tornato a casa consta di sette graffi e un morso, per un totale di escoriazioni e croste che non vedevo sul mio corpo dai tempi delle elementari.
La mia sopportazione sta raggiungendo a grandi passi la soglia limite, finirà che mi arresteranno per placcaggio irregolare di dottorando in cerca di spiegazioni.
Grazie al Cielo riesco ancora a stare a quel passo di distanza che mi salva.
Oggi sono stato tutto il giorno al fiume con una collega tirocinante.
Ci siamo arrivati poco prima di pranzo, in mezzo alla sola natura, senza nessuno intorno. Solo gli uccellini e uno sparuto aereoplano osavano interrompere il rumore della cascatella.
Abbiamo gonfiato il materassino, abbiamo piazzato i nostri asciugamani al sole e abbiamo pranzato. Parole crociate e, appena possibile, siamo finiti a cavallo del materassino in giro per la pozza. Schizzi, navigazione spicciola e chiacchiere allegre tutto il giorno. Era un pezzo che non stavo così tranquillo.
Verso le quattro del pomeriggio, tra l'altro, col sole che si era un po' intiepidito, una brezzolina leggera che mi accarezzava addosso, la lieve corrente della pozza che cullava il materassino in giro e soprattutto la stanchezza dovuta ad una notte insonne a guardare un cavallo chiuso in un box (senza pubblicità) hanno fatto si che una decina di minuti me li dormissi saporitamente, mentre naufragavamo.
Attorno a noi c'era un sacco di gente, ma alla fine abbiamo fatto come se fossimo gli indiscussi padroni del posto. Effettivamente mi sentivo come se avessero tutti invaso una mia conquista, d'altronde noi eravamo arrivati per primi!
All'alba delle 19.30, dopo otto ore ininterrotte di fiume ed essendo rimasti nuovamente soli, abbiamo deciso di tornare verso casa.
Sono entrato, ho appoggiato la roba un attimo in camera, ho cenato e navigato un po' sul web. Poi mi sono detto, verso le 21.15, mi butto una ventina di minuti a letto prima di fare la doccia.
Ne sono sceso dieci minuti fa, all'una meno un quarto, ancora tutto rosso come un peperone e la pelle che tira e implora di essere unta con una cremina idratante.
Così stanco e così soddisfatto di una giornata era tanto che non lo ero. Oggi, per la prima volta dopo un po', mi sono sentito nuovamente in vacanza...
Ecco. Stasera è una di quelle sere che non trovi nessuno con cui uscire nemmeno se telefoni a tutta la tua rubrica.
Ho passato una giornata mediamente faticosa ed impegnativa in ospedale. Ho avuto una sessione di miciomachia in cui ne sono uscito vincitore, ma con notevoli perdite. Il gatto non aveva granchè voglia di farsi fare un'iniezione e me lo ha notificato lasciandomi il segno di tre dei suoi quattro unghielli sul collo. L'altro gatto (che è grosso come una lince) ha invece infierito sulle braccia e sulla mano mentre lo tenevo fermo per far lavorare il dottorando che lo doveva cateterizzare. In compenso il mezzo quintale di cane che si sta gonfiando a vista d'occhio doveva essere spostato ogni tre ore e la cosa non gli garbava poi tanto, visto che ha tentato di azzannare un po' chiunque.
Tra le altre cose oggi avevano aperto le scuole differenziali e i più imbranati e lenti del mondo erano a tirocinare con me. Ovviamente più che rendersi utili hanno rischiato di fare più danni della grandine e intralciavano non poco le operazioni. Non voglio entrare in dettagli, ma vi basti sapere che l'apoteosi è stata la domanda di una dei due: "Ma l'acqua da bere con la siringa da 60 ml a Mordicchio, gliela devo dare per bocca?"
Vabbene aver paura di sbagliare, ma per me qui s'esagera.
(Detto per inciso la persona in questione è laureata. E a quel che si dice con una tesi che mi chiedo come possa non essere causa del suo pubblico scherno. Se le mie fonti sono giuste l'argomento di tesi era il sesso delle cozze...vabbeh, da gente così ci si può aspettare questo e altro, temo.)
Nonostante la stanchezza quindi ero piuttosto propenso per uscire da queste quattro mura in cui son confinato da un po' ad eccezione dei turni di tirocinio, ma ovviamente le poche persone che avevo voglia di vedere stasera sono tutte impegnate: c'è chi dopo il calcetto andrà a svenire nel letto, chi ha gente a cena e chi si trova momentaneamente molto fuori città. Gli altri sono irraggiungibili, manco a dirlo.
E io invece avevo voglia di birra, di aria fresca, di punture di zanzare, di chiacchiere ad alta voce perchè quattro cretini sul palco fanno troppo casino con le loro nenie rock, di venire spintonato mentre sono in coda per procacciarmi da bere, di raccontare le mie disgrazie ed ascoltare quelle degli amici. Di vedere un po' di umanità. Tutti questi animali hanno iniziato a stufarmi.
Finirà che quindi resterò in casa davanti al PC (perchè dietro non si vede nulla) a prendermi un palliativo delle libertà che volevo, appiccicato a MSN.
Berrò acqua, aprirò tutte le finestre, non mi farò la doccia sì da essere preso di mira dalle zanzare, pigierò i tasti un po' più forte con la musica accesa, mi lancerò di spalla sui muri del corridoio, farò delle chiacchiere virtuali con qualcuno. Vedrò l'umanita filtrata dal PC...
E domani, ancora animali...
Le due facce della medaglia di una giornata lunga e strana.
43 °C all'ombra, un festeggiamento di laurea alle spalle (ma facendo i complimenti e senza assaggiare nemmeno una pizzetta), una sudata sotto il solleone per sostenere la lettura del papiro dell'amico laureato (ridotto come una torta da tirare in faccia a furia di croissant fatti mangiare in un sol boccone, panna montata e schiuma da barba sparse ovunque), un pasto veloce, un cambio altrettanto rapido, una corsa contro il tempo e con musica fresca nelle orecchie. E dieci minuti di ritardo.
Io odio i cavalli. È un'antipatia a pelle che non reisco a togliermi, una sorta di insofferenza ogniqualvolta sono vicino ad uno di loro. Non è paura, è proprio schifo. E non per le nobili fattezze di questo animale, ma per il loro carattere e per la latente idea che siano TUTTI animali viziati da proprietari per la maggior parte idioti nel migliore dei casi, fighetti nel peggiore.
Mi pare la giusta premessa per farvi capire che la mia vita di questi giorni si svolge con quelle atmosfere oniriche di un libro di Welsh e vellutate come in uno di quei filmetti faciloni in cui recita uno a caso di quei coglioni di Accorsi o di Muccino.
Scena 1 [un portone si chiude alle spalle del protagonista]:
La scena inizia all'uscita di casa.
Sotto il solleone delle 14 un imbecille con una maglietta campanilista e gigliata con la scritta "STAFF" armeggia un po' sul suo scooter (con meno fascino da sfigato della vespa ma molto più signorile di un ciao) ed inizia il viaggio col vento che gli scompiglia il casco con le alette tipo mazinga e una coda di coniglio finta legata sulla nuca. In sottofondo "Animals - House Of The Rising Sun". L'immagine è ferma sul motorino, in sottofondo la pianura del hinterland bolognese che scorre uguale eccezion fatta per qualche casa e alberi sparuti. In lontananza i colli. Sul volto del protagonista un sorriso ebete di chi ha la coscienza in pace.
- Titoli di testa -
Scena 2 [carrellata sulle scuderie della facoltà]:
Pubbliche relazioni di poco conto in facoltà e le solite lamentele sui cavalli (i dialoghi non sono granchè curati o brillanti in questo film). Commiato dal piccolo capannelo di chiacchiere e vestizione col camice d'ordinanza. Anche oggi si spera sarà una tranquilla giornata all'insegna del nulla, intervallata da attimi di intensa attività. C'è un'interna nuova che il protagonista, chiamiamolo "D.", non conosceva, tra l'altro carina. Potrebbero esserci le premesse per una giornata tranquilla, se non fosse per quel quinto senso e mezzo di ragno che i fumetti gli hanno attaccato e che, attivatosi, gli fa presagire uccelli paduli più cattivi di quelli di Hitchcock.
Oggi c'è una dottoranda nuova...di Pontaggreve.
Scena 3 [sfondo nero, primissimo piano sulla faccia del protagonista, un po' deformata dall'obiettivo]:
- In tono confidenziale -
"Oh, gente, a me questa sta già sulle palle...così...a pelle...è solo un'impressione e per il rispetto che ho per il suo bagaglio di competenze in merito mi limiterò solo a pensare che non ci sappia fare. Se fossi cattivo penserei che non ci capisce proprio un cazzo".
Scena 4 [interno scuderia, dietro, nel box, ci sono madre e puledro col naso rifatto]:
Il nostro D. spiega la sua visione del cavallo alla dottoranda nuova, per mettere subito le cose in chiaro. È fermamente convinto che la chiarezza fin da principio sia fondamentale per poter lavorare serenamente insieme. La dottoranda nuova manifesta subito larghe vedute: "Allora te oggi starai tutto il giorno a strettissimo contatto coi cavalli".
Mentre D. scaraventa sulla collega tirocinante la propria espressione addolorata da un lato e rassegnata alla stupidità umana da un altro, si alza il sottofondo musicale: "The Cure - Boys Don't Cry".
Scena 5 [stesso sottofondo musicale, solo immagini che si sovrappongono a ritmo di musica]:
D., essendo protagonista del film non a caso, viene ripreso in molteplici situazioni "a strettissimo contatto coi cavalli". Nella prima lo si vede impacciato che con una mano tiene una puledra per la capezza, nell'altra completamente smerdata di miele scivola una pasticca. La dottoranda sogghigna tenendo la madre.
Nella seconda lo si vede grondare di sudore mentre tiene un puledro di TPR (Tiro Pesante Rapido, razza che ha questo nome non a caso) schiacciato al muro coadiuvato da altre quattro persone. La dottoranda cerca di inserire il sondino rino-gastrico riuscendo solo a far sanguinare il naso del puledro, sempre più incazzato.
La terza situazione lo vede alle prese con una sacca di liquidi per la flebo di un cavallo alto un metro e settanta al garrese che, come D. tenta di entrargli nel box, lo morde.
Nella quarta siamo di nuovo alle prese col TPR che gli molla un pestone sul piede con semplici scarpe da ginnastica invece delle necessarie anti-infortunistiche. Il sondino rino-gastrico si rifiuta sempre di andare al suo posto.
Alla quinta, sempre più sudato, D. munge la madre del puledro col naso rifatto che è schiacciato al muro dagli altri tirocinanti e si becca in faccia le frustate di coda dell'occasione. La dottoranda sta facendo i cazzi suoi altrove. La madre tenta di calciarlo.
Scena 6 [interno scuderia, D. è quasi svenuto sulla barella per i puledri, la musica cambia: "Pixies - Where Is My Mind", l'inquadratura gli ruota intorno in un vortice di rassegnazione]:
D. riflette sulla giornata appena trascorsa. Se Dio vuole è tutto finito, si tratta solo di recuperare le firme necessarie alla registrazione del tirocinio. Una spossatezza anche morale lo pervade.
Dai suoi giri ignoti torna la dottoranda che gli autografa il foglio delle firme: "Sai" gli dice con un mezzo sorrisetto "Se alla fine del tirocinio non sai come stare in un box la prof. potrebbe fartelo rifare. E poi tu sei qui per imparare ad aiutarci, voi tirocinanti dovete essere in grado di svolgere queste mansioni da soli, non possiamo venire sempre noi dottorandi a darvi una mano". Il ruggito di un vaffanculo in disgustorama inizia a rombare nella gola di D., che però si limita ad un'occhiataccia memore del fatto che il giorno seguente sarà da solo, privo dell'aiuto degli altri tirocinanti.
Innumerevoli pensieri su quanto sia meglio per lui stare chiuso in una stanza con un rottweiler dalle palle girate piuttosto che in un box con un cavallo si rincorrono in testa, D. sorride di circostanza, riprende il suo foglio e se ne va sussurrando tra se e se il suo commento.
"L'unico cavallo buono è quello che ha per contorno delle patate arrosto"
- Titoli di coda -
[D. Se ne va con passo molleggiato da cowboy verso i suoi tre cavalli di scooter, gli unici che gli piaccia avere sotto il culo, "Creedence Clearwater Revival - Proud Mary"]